Otto poesie sono il frutto maturo di quest'anno. Segnano una svolta. Dopo un lungo silenzio la voce è ritornata e parla per esperienza del mondo con gli occhi di chi il mondo lo vive nell'ingiustizia e nella privazione. Sono molto affezionato al temine Poesia Civile, anche se molti lo considerano superato. Percorrerò questo sentiero.1
Le morti bianche sono sporche
La costruzione sale cantando
E chi non ha parole canta a bocca chiusa
Solo si batte il tempo universale dello sfruttamento.
Senti il muezzin, senti anche le campane, senti il prete.
Senti il caporale. Senti la canzone.
Era qui adesso. E poi non c'era più .
Cantavamo insieme alla finestra e siamo andati giù.
Poi lui è rimasto fermo
Forse perchè gli usciva il sangue
Da una crepa sottile nella testa. Allora io.
Allora io mi sono scrollato la polvere dalle braghe blu
E ho continuato a cantare. Mentre lui cantare non cantava più.
Ho cantato per marcare differenza perchè i vivi cantano
Cianciano fanno un gran casino mentre i morti
Si svuotano di vita e si gonfian di silenzio.
Dice il giornale stamattina che questa è morte bianca
E' sporca invece! Deve essere sporca la morte.
Una macchia su tutte le camicie dei padroni.
Maria, come mai che queste macchie...? Non vanno via?
Non so non vanno via son macchie strane
E se ci accosta l'orecchio vibrano di voci
Come di cori che vengon da lontano.
2
Il miracolo di questa vita tutta stropicciata
sgangherata è un miracolo che non è di lampo
viene da una poesia che deborda dalla pentola
in cui l'alchemico apprendista mescola grumi
di coscienze strappate con le unghie al volere
del signore. E allora aggiunge e schiuma e toglie
e poi tutto che bolle come in una danza
e alla fine si lascia decantare.
Da quella pentola vivente si sentono le voci
anche quelle per cui invano invochi il dono
della perenne sordità. Luci. Il dolore delle lame
delle luci. Ci si guarda intorno spaventati
e poi con lo spavento grande fatto a imbuto
si trangugia solitudine. O madre segreta.
O madre silenziosa e attenta. O madre ruvida
e tagliente come una polvere di vetro.
Sai che resistere al dolore è una forma di vita
assai distratta. A volte allora basta un latrato
un canto inappropriato di un gallo
che ha smarrito il tempo o la tuba bassa del pavone
per dare condimento a quel paiolo di cui
a dire il vero non so neanche spiegare come bolla
così senza il suo fuoco.
3
Neppure questa vita sottile alla fine è stata libera di essere leggera
Neppure da queste finestre sbilenche e da queste porte sgangherate
è penetrato quel vento senza nome che ti chiama per andare via
Volevi un tuo castello? Vecchio. Prendilo, incarta e porta via.
Le costruzioni cadono quando per le stanze e i corridoi
cessano i canti e i desideri. Gli spazi non desideranti sono morti.
Perchè solo il volere ancora è calce viva
Lo spazio del corpo vecchio viene invaso e posto sotto vuoto spinto
La forma è la sostanza vincolata da un matrimonio doloroso tra corpo e nulla
La spinta propulsiva dell'idraulica Compagni si è esaurita.
Ogni resistenza è a rischio. Genera moti perpetui di sbigottimento
Ci si desta ogni mattina per autosufficenza dell'amore.
Si emerge nudi al giorno dai sogni rarefatti
tra prepuzi incatenati sui cancelli e gruppi di vagine
variopinte e leggere portate a grappoli
dai bambini nella piazza centrale delle città.
Nella città si è svolta una rivoluzione nominale
la formula sta nell'immersione nell'alcol
dei migliori sentimenti la giovinezza la si può trovare
mischiata alla polpa succosissima di papaia e mango
Dentro
i vecchi sono pozzi bruciati nella fuga
Ma è il colore nero che li salva perchè
non permette distinzione
fra il mezzo pieno e il vuoto
4
Veniva poi la neve
e noi con la pelle aperta delle mani
oscillavamo tra colpa e gioia
prima di portarla alla bocca
ed in quel freddo che ti schiantava i denti
c'era come un risarcimento naturale
di tutti i gelati mancanti dell'estate
Ma nelle case degli edili
di neve non si poteva essere contenti
perchè era colpa sua se si chiudevano i cantieri
e per l'umore degli adulti era come un lampo
colmare la distanza di pensiero neve -uguale- fame
Allora ci andavamo di nascosto
noi bambini a ridere e rimpinzarci
di neve anche le tasche e le mutande
e con le code d'occhio maliziose godevamo
degli sguardi invidiosi dietro i vetri
dei figli delle case senza fame.
5
La fabbrica non la potevo sopportare per via dei giorni stampati tutti uguali
C'era chi era contento e si sentiva più sicuro lì che altrove
Un po' come quei disperati che stanno in carcere perchè fuori gli fa paura
Ma per me era come dire Ecco tieni la mia vita Poi tu me la paghi -poco e a rate
Così io che ho bisogno sta certo che ritorno
La fabbrica non la potevo sopportare per i gesti del mattino
tutti davanti agli armadietti e ancora con gli occhi addormentati
Primo via le scarpe. Scendono i pantaloni, Via i calzini.
Calze un po' più grosse. Braghe a tela grezza. Scarpe strafugnate.
Così fino alla fine dei tuoi giorni. E se non ci credi se ancora
nutri sogni e piccole utopie ecco c'è lì Luigi 33 anni di lavoro
la tua statura e 30 chili in più ingrassati con quella differenza
di 200 euro a fine mese in busta paga.
Marchino è uno strano uno sensibile perchè lo vedi
che gli viene da piangere tutte le mattine quando ci vestiamo.
Deve avere dei guai con la famiglia scoppia di pianto e rabbia
io ci ho pensato ma non so cosa gli piglia.
La fabbrica non la poteva sopportare perchè i capi non avevano un sapere
I capi sono come secondini non è che ti comandano perchè sanno più di te
Sorvegliare e punire. E allora allenamento dello sguardo
Un alfabeto dell'avvertimento Attento a te non passare questa linea
Solo se tieni alla tua salute.
La fabbrica non la potevo sopportare perchè
non sopportavo il matrimonio le rate da pagare
la vita programmata l'auto da lavare i figli da educare
Scappare dalla fabbrica come scappare da una casa.
Puoi spiegarlo a una donna ma non ai tuoi compagni
Mentre parli non ti ascoltano nemmeno e tu hai
quegli occhi piantati dentro il cuore: Tradisci
Non c'è alcuna spiegazione. Hai dimenticato qui
queste parole vuote. Prendile riempile nel viaggio
Padronato,capitale, lo sciopero, la lotta.
Tutto questo caro mio è mondo.
E tu dici che te ne vuoi andare?
E tu dici che te ne vuoi andare?
E tu dici che te ne vuoi andare?
6
E chi glielo dice adesso ai miei figli
Che tutto questo rumigare nelle pieghe della vita.
Tutto questo frugare il femminile
Tutto questo lunghissimo fuggire.
Interrotto da brevissimi lampi di presenza.
Che tutto questo sostanzialmente
Si potrebbe definire come
Inutile
Stupendamente Stupefacentemente Meravigliosamente
Inutile
E chi glielo dice che mentre sono qui
In preda all'ansimare
Di una probabile fine della corsa
Se proprio devo dire cosa sento
Dico che di questa inutilità sono contento.
Niente
Non sei servito a niente
Non hai cambiato il mondo di un millimetro
Il mondo invece a te ti cambiato tante volte
E adesso sei qui tornato da dove eri partito
In modo che si potrebbe quasi dire
Che l'unico moto di rivoluzione che hai compiuto
E' stato nel fare il giro di te stesso.
7
Bologna 2 Agosto 1980
Anche questa Domenica mattina
abbiamo rovinato la festa dei cattolici
santificando con l'amore l'inizio di giornata.
Lei ha gridato particolarmente forte
tutto il suo dolore per non poter accogliere
ulteriormente il corpo del suo amante e lui
l'ha percorsa come una macchina a vapore
lasciandola tra la vita e la morte ai margini
di ogni possibile respiro.
Ora con la lingua nella sua bocca lavora a rianimarla
e lei che si è tagliata i capelli cortissimi sembra
un bambino bellissimo che assaggia qualcosa di
dolcissimo.
Adesso dopo il moto furente vengono le gocce di sudore
perchè è Agosto. Più esattamente il 2 d'Agosto del 1980
e sono circa le dieci del mattino.
Ci accarezziamo ancora e poi facciamo il gioco di contare
i punti dei nostri corpi che si incastrano quando lo facciamo
Anche la gatta ci viene a salutare e porgere i propri complimenti
perchè lei d'amore se intende.
Ma mentre la gatta annusa il pube della donna
il botto la trasale e solleva la città poi la ripone.
Sono le 10,25 .
Cazzo dico stavolta hanno esagerato
e penso allo sfondamento del limite del suono
Invece comincia il lamento della città madre
Prima sommesso e poi sempre più forte
Invoca dice chiama a raccolta.
Vado a vedere dico deve essere vicino
Inforco la vecchia bicicletta nella città deserta
Solo il suo pianto adesso disperato cresce.
Vedo Daniele uno che conosco vicino alla stazione
E' saltata una caldaia alla stazione
E' crollato tutto il ristorante
E' inutile che vai tanto non ti lasciano passare
Allora torno
Andiamo a mangiare alla festa dell' Unità?
Sì andiamo. Bologna in Agosto sembra una città straniera.
8
Ti amo comunque mi diceva lei
Non è abbastanza mi dicevo io
L’amore giovane non tollera la persona che ti ama per quel che sei
con i tuoi limiti, le tue paure, le tue miserie
Partivo. Per ansia di meraviglie. Per tornare diverso.
Ma le Penelopi implacabili:
Sei tu. Sei sempre tu . Ti riconosco.
Nelle parole dell’abbraccio una rabbia e un fallimento
Che hai viaggiato a fare
Se torni con un carico di nulla. Ancora una volta nudo alla meta.
Sei sempre tu.
Tre parole acuminate a rumigare dentro il sangue
E in cima a tutto Lei.
La vecchia
Vecchia Penelope con dita rattrapite di memoria
sfinita non d’attesa, ma da un inseguimento di pensiero intorno al mondo.
Sei tu. Sei sempre tu.
L’amore è una forma di condanna.
No mamma. Non sono io. Non sono mai stato io.
Costretto nel ritorno ad ammainare gli stendardi.
A nascondere i bauli ed i cammelli.
Chincaglierie. Piatti. Cianfrusaglie.
Il tutto camuffato da tesoro.
Tutta una carovana insacchettata.
I cavalli. I ciuchi sardi. La R4 rossa.
Il comunismo estremo. I tarocchi. Un po’ di Budda grattugiato.
Tutto schiantato.
Sei tu. Sei sempre tu.




