mercoledì 29 luglio 2009

Cantata di maledizione contro la calligrafia – dedicata all’oste di Anna Maria Farabbi



Sono crollata con una rabbia tale
da bucare il foglio.
L’ho pugnalato con la penna
come se impugnassi il manico di un lampo.
Vedi, oste, come si incenerisce in un attimo
un quaderno intero
quando ci si rende conto che il lavoro fatto
è niente altro che misera calligrafia.
Calligrafia, e non cose messe riga su riga
e non piante da frutto
poste dentro la terra di ogni
riga,
da cui si venga riconosciuti
e giudicati in faccia
e pagati dall’oste
e pagati giustamente da te oste,
riga su riga.
Vedi da te che il conto
delle mie parole
ancora non torna nel modo che vorrei:
voglio farmi ascoltare dai tuoi clienti
che giocano a briscola con un bicchiere di vino,
e sentirmi a mio agio
nelle orecchie sporche dei contadini di Montelovesco.
Vedi quanto pesa e da dove
viene il veleno che sputo sulla calligrafia.
E qui la strappo e la maledico
e la maledico perché è gramigna infetta.
Il mio babbo che è contadino di montagna
dice che strozza il seme buono
e a costo di sventrare tutto l’orto
c’è da strigarla.
E sia.
Sputo più forte sulle mie mani,
così come mi ha insegnato il mio babbo.
A forza di zappare quaderni
verrà fuori la terra buona
verrà per il seme –io dico–
o ben vengano
le crepature corvine e i nervi
dell’astinenza”

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